'Sweets' by Eufemia Fantetti, translated into Italian by Sandro Pecchiari. Winner of the F.G. Bressani prize for short fiction

Dolcetti
(Ricetta per il Disastro)

Quando arriva la polizia, Mamma è calma, la fronte liscia come il Buddha sulla scrivania del sig. Steinberger nella sala di presidenza.
Lei dice, “Ci dev’essere un errore.” Quella parola è diventata una delle preferite di Mamma. Lei la usa in frasi del tipo: “Sei stata un errore, Con. Tuo fratello Johnny è stato un incidente.”
Gli agenti hanno lasciato accesi i lampeggianti sulla macchina di servizio che illuminano la veranda come un flipper rosso-blu, così alcuni dei vicini escono sul prato e allungano il collo per vedere cosa diavolo stia succedendo.
La nostra casa, quella con
l’asta della bandiera rotta sul davanti, procura un diversivo ai programmi televisivi di prima serata.
Il compagno di Mamma, Randy, deve essere sgattaiolato fuori dalla porta di dietro non appena ha sentito le sirene. Se John è un incidente e io sono un errore, allora Randy è una castronata e una calamità. Randy non ha un lavoro, a meno che non si consideri lavoro i soldi che gli allunga Mamma per il nostro babysitteraggio, così passa un sacco di tempo in accappatoio ad ascoltarsi una radio CB. Gli piace monitorare quello che succede nel mondo esterno piuttosto che parteciparvi. Randy voleva fare il camionista in giro per il paese, ma ha l’occhio destro di vetro per qualcosa che gli è capitato quando aveva la mia età e di cui non vuol parlare.
Mamma ha detto che lui e il suo migliore amico facevano i cretini in giro e che è per questo che adesso non ha tanti amici. Lui dice che gliene servono solo sei per portargli la bara e che non può permettersi di perdere altri organi vitali.
Quando Mamma è arrabbiata, gli dice che ha già probabilmente perso il cuore.


Come compito per casa, la signora Cox ci faceva compilare dei vocabolari personali, dicendo di aggiungerci una parola nuova ogni lunedì per migliorare il nostro lessico. Alcuni dei miei preferiti erano amabile, ansia, ammaliare, lamentare e sfornare. Facevamo pratica usando le parole in frasi differenti. Questa mattina, le avevo messe tutte quante assieme:
Io lamento che tutto tra me e Linda non sia amabile e che lei abbia ammaliato tutti nel cortile della scuola per non parlarmi perché questo mi sforna ansia.
John ha detto che non suonava troppo giusta, e che pensava che fosse una frase esagerata. Io di solito gli presto ascolto, anche se è il mio fratellino piccolo e sono io a dover badare a lui. Ha soltanto undici anni, ma mi aiuta nei compiti di matematica e di grammatica.
Gli ho detto che la signora Cox ci da dei punti in più se facciamo esperimenti, e che eravamo già in ritardo per la scuola così dovevamo farci piacere la frase e anche correre via. Lo zaino gliel'ho portato io e abbiamo corso giù per tutta la strada. Abbiamo rallentato un pochetto alla fine dell'isolato al segnale di stop dell’incrocio - quello che non si riesce sempre a vedere in estate a causa dei rami dell’acero che pendono bassi. Qualche volta dalla nostra casa si riesce a sentire lo stridere delle gomme poi un suono tipo
Thud! o addirittura Kapow! come nei vecchi fumetti di Batman di John.
Una volta ci siamo precipitati giù per guardare un incidente da paura. Una bambina di circa la mia età stava seduta sul sedile davanti in una macchina sfasciata. Aveva lentiggini sul naso e gli occhi spalancati come se fissasse la bambolina di paglia del parabrezza che ondeggiava sghemba, con la gonna di rafia che danzava nella brezza. Mancava la finestra davanti - sfondata e sparsa per tutto il marciapiede con i vetri che brillavano e scintillavano al sole.
Gli infermieri e i pompieri tranquillizzavano i guidatori, ma una donna continuava a ululare. Sembrava spersa e tagliata fuori dal branco di coyote che vive nel burrone
dietro al nostro cortile. L’altra continuava a ripetere, “La mia bambina, per favore, la mia bambina.”
Era un incidente piuttosto brutto, non come mio fratello, ma così Mamma parla di John, solo che lei lo dice in tono bonario. Ecco come le parole possono confondere. E io? Quando è sbronza fradicia, lei agita la sigaretta come una bacchetta e mi usa come posacenere. Vorrebbe infilarmi in una scatola magica e farmi svanire, senza la parte del ritorno, senza la parte dove la platea applaude ed è contenta di rivederti.


L'agente più alto abbassa il volume del walkie-talkie. Ci sorride e ci fa cenno con la testa di seguirlo, e esce dalla porta principale. Io do un’occhiata di sbieco a John, lui annuisce, così usciamo, lasciando Mamma nella cucina a parlare con quello coi baffi. C'è aria di chiuso, come nella stanza del boiler nel seminterrato del condominio di Nonna, dove io e John giocavamo fino a che il portiere non ci beccava. La casa di Nonna non è un buon posto per far gli scemi.
L’agente numero uno risponde al nome di Nelson. Lascia che John gli prenda un foglietto bianco dal quaderno e dice a mio fratello che ci può scrivere quello che vuole; vuole solo farci delle domande.
John piega la carta per il lungo e ci fa un piccolo aeroplanino. Si appoggia sulla ringhiera e con cura riapre ogni piegatura. A John non piace giocare con gli altri bambini e non gli piace essere chiamato Johnny.
Io non dico all’agente Nelson che Randy era già traballante al ritorno da scuola. Stava nell’ingresso appoggiandosi alle scale per non cadere. Mi ha detto ridendo, “Qual è il resoconto dei danni oggi, Constable?”
A Randy piace prendermi in giro per la quantità di volte che mi sono beccata una punizione. Ha detto a Mamma che questo faceva di me la pupilla dei suoi occhi, ma dopo che se ne era andato per la partita settimanale di poker, lei mi ha sbattuto contro la parete della cucina urlandomi “Non farti venire delle idee!”. Ho sentito il braccio che si rompeva su fino ai denti. John mi ha tenuto compagnia mentre piagnucolavo sul pavimento fino a quando Nonna è arrivata a portarmi in ospedale. John ha firmato il mio gesso con una tutta una serie di nomi differenti: Ike Newton, Charlie Darwin e Al Einstein. Non ho parlato a Randy per un mese.
Randy ha detto di cominciare a preparare la cena e che dovevo usare tutta la carne macinata altrimenti alla Mamma avrebbero preso i cinque. Parlava lento e sillabando come un lumacone frettoloso. Poi si è piegato verso John, dicendogli “Andiamo a prenderci dei liquidi, Piccolo Uomo, stiamo quasi a secco. Prenderemo un fumetto di Hulk per me e una copia di
Hustler per te.”
John ha strabuzzato gli occhi sostenendo Randy per il braccio per aiutarlo a camminare.
Quando non lo minaccia di fargli del male, Mamma è fiera di Randy, dice che ce la fa come meglio può, come un qualsiasi sopravvissuto. L’ho sentita dire alla nonna una volta, “È il tipo di uomo che vuoi attorno in una crisi. Se la cava sempre.”
Nonna strinse la sua tazza di caffè fino a farsi diventare bianche le nocche. Lei chiama Randy il Parassita mentre John e io siamo le Scimmie. Nonna preferisce il regno animale, dice che ha più senso di quello umano. Ha detto a Mamma “Hai buttato storto da qualche parte, Ellen, e non so come riuscirai a rimetterti in carreggiata con il losco figuro che vedi come un cavaliere dall’armatura scintillante.” Nonna tamburellò sulla tavola. “Almeno non farti mettere incinta questa volta.”
“Come se tu avessi sposato un principe”, urlò Mamma “Persino il papà di Connie era migliore del mio.”
Mamma non parla mai del papà di John. È quello che se n’è andato via.
Nonna continua a minacciare di prenderci con lei, se non fosse per il diabete e la sua pressione alta. Ammette che riusciamo ad essere una banda di piccoli primati selvatici, dei selvaggi orangutan. È vero che nessuno gestisce John come ci riesco io, ma è solo un ragazzino. Si suppone che si diverta un poco.
“Tutti fanno errori,” disse Mamma. “Perché non li posso fare io?”
Più tardi Mamma ripeté la discussione con Nonna a Randy - questa volta facendo la parte della Nonna - come se tutto quello che Nonna aveva detto fosse giusto, come se fossero tutte idee di Mamma.
John chiamava questo modo di fare la mossa a sorpresa rovesciata e ogni volta che incastra i suoi soldatini, usa questa strategia per ribaltare la loro posizione.

L'agente Nelson inclina la testa verso la casa come per ascoltare cosa stia sta succedendo là dentro, ma è così quieto che riesco a sentire il rumore del mio stesso respiro. Ci chiede di dirgli come è cominciata. Sorride per incoraggiarmi a parlare ma mi stringo nelle spalle e distolgo lo sguardo. Faccio cerchi sul terreno con un bastone.
John gli dice che Mamma e Randy sono in rotta di collisione fino all’impatto finale, esattamente come la cometa che alla fine colpirà la terra e spazzerà via la vita come la conosciamo ora.

L'agente Nelson inarca un sopracciglio. La gente non sa mai come comportarsi con mio fratello. Qualcuno pensa che sia lento perché mio fratello non caga mai nessuno.
La baruffa cominciò normalmente, con Mamma che accusava Randy di guardare altre donne, non solo delle foto ma anche nella vita di ogni giorno. Urlava, “Diglielo, Connie, digli che l’hai visto guardare altre donne al Food Mart.”
E continuava a ripeterlo e ripeterlo fino che alla fine dissi, “Immagino di sì.”
Quella è la mia risposta sicura per tutto.
La scorsa settimana durante l’ora di composizione, la signora Cox mi ha urlato davanti a tutta la classe, dicendomi di smetterla di immaginare e di cominciare a conoscere le cose. Le ho consegnato il compito di inglese quel pomeriggio senza degnarmi di portarmelo a casa per controllarlo con mio fratello:
Mi affliggo per la sua drammatica reazione in seguito al mio dilemma.
L'ho raccontato a John e lui mi ha detto che la mia frase diede alla signora C un manrovescio verbale, e questa è uno dei miliardi di modi in cui lui è il fratello migliore, non un incidente, anche se non riuscisse mai a immaginare niente. Direbbe “Non credo”, e lascerebbe perdere.
Randy disse a Mamma che era proprio una brutta tipa e urlò, “A proposito, pare che tuo figlio sia gay,” perché a John non frega niente di avere foto di donne nude. E aggiunse, “Come suo padre.”
Ho afferrato mio fratello per le spalle e l'ho trascinato
verso la mia stanza quando le posate hanno cominciato a volare. Sedevamo dentro l’armadio ad ascoltare. Le urla diventarono sempre più forti, come la folla in una sfida allo sfascio, solo che era quasi solo Mamma.
Dissi, “Sembra una miniapocalisse.”
John scosse la testa. “È un ossimoro.”
Trattenni il fiato, pensai che mi dicesse quanto ero stupida, ma mio fratello non è così cattivo. Non ha preso da Mamma. Tutti dicono che non ha preso da nessuno.
Randy urlò. “Pazza di una putt-,” e lo sentimmo soffocare, in cerca d’aria. Un forte tonfo ci fece trasalire.
“Pensi che lo ucciderà?” sussurrai.
John mi strinse la mano e si alzò. “Torno tra un momento.”
“No, non farlo.” Gli tirai il braccio ma si liberò dalla presa. Seppellii la faccia nel cappotto.

Con Randy sparito chissà dove, Mamma flirta e offre il caffè agli agenti e si scusa di non avere nessun dolcetto fatto in casa. Mi guarda oltre la spalla dell’agente Nelson e faccio del mio meglio per apparire responsabile, anche se è stato John a fare la telefonata. Ha più palle di me. Mi fissa come se questa volta le beccherò sul serio come se tutte le altre volte fossero state solo delle prove. Sostengo lo sguardo di mamma e faccio finta di sapere quello che succede, per mostrarle che le tengo testa:
tu sei un essere umano fraudolento essendo orbata di benevolenza.

Tra molti anni, John scriverà un romanzo su Mamma, acclamato dalla critica, dal titolo
Un Mendicante nella Casa dell’Amore. Il suo riferire i fatti che dovranno succedere questa sera mi faranno andare tutta in un sudore e mi regaleranno una settimana di incubi.

Per adesso aspettiamo, lui ed io, tenendoci per mano, per vedere come tutto andrà a finire.



Sandro Pecchiari is a poet from Trieste, Italy, where he is busy translating from English and Spanish, and writing his new collection of poems. His books are Verdi Anni (Green Years), Samuele Editore, 2012 and Le Svelte Radici (Uprooted Routes), Samuele Editore, 2013. His writings are also present in Italian anthologies such as Lettere - a te (Letters - to you), Samuele Editore, 2012; Il Parnaso 52, Pagine 2013; and in the Albanian Antologjive Poetike Universale Korsi e Hapur - Open Lane 2014. Some of his works were read at the International Poetry Festival, NYC, 2014. He was a reading guest at the literary week Residenze Estive by the United World College - Castello di Duino, Trieste, 2014.


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